La scomparsa di una grande voce del giornalismo italiano
La giornalista, scrittrice e saggista Chiara Valentini, a lungo firma di ‘Panorama’ e ‘L’Espresso’, che si è molto occupata della condizione della donna, oltre che di politica, nota come biografa di Enrico Berlinguer, è morta all’età di 84 anni a Roma. I funerali si svolgeranno in forma privata a Parma, dove era nata il 16 luglio 1941.
Un’eredità di rigore e impegno femminista
Chiara Valentini era una giornalista rigorosa e libera, prima a Panorama e poi a L’Espresso, femminista capace di raccontare e documentare con intelligenza, ostinazione e cura la condizione femminile nel nostro Paese senza mai addolcirne le contraddizioni. Chiara Valentini è stata “una vera militante del femminismo della prima ora” e così la ricorda il gruppo di giornaliste e scrittrici Controparola, di cui è stata una delle fondatrici.
Chiara Valentini si laurea in giurisprudenza con una tesi sul delitto d’onore. Negli anni ’90 si dedica alla condizione delle donne e dopo un reportage sugli stupri etnici in Bosnia scrive il pamphlet “L’arma dello stupro” (La Luna, 1993, con Elena Doni). Tra le sue opere più significative spicca il libro “O i figli o il lavoro”, un titolo netto e provocatorio, senza punto interrogativo, che era già allora una denuncia sulla difficile conciliazione tra maternità e carriera professionale.
Una carriera tra politica e impegno sociale
Passata al settimanale ‘L’Espresso’, diretto da Giovanni Valentini, con il quale non ha nessun legame di parentela, segue le vicende dell’ultima Unione Sovietica e della prima Russia e le vicende politiche della fine della Prima Repubblica e pubblica ‘Il nome e la cosa’ (Feltrinelli, 1990), sulla crisi del Pci e la sua trasformazione dopo la caduta del Muro di Berlino. La sua biografia di Enrico Berlinguer rimane uno dei lavori più apprezzati per comprendere la figura del leader comunista italiano.
Era la moglie di Aldo Tortorella, storico dirigente del Pci, scomparso all’età di 98 anni il 5 febbraio 2025, il quale l’ha assistita nella grave malattia che l’aveva colpita dal 2021.
Un ricordo che resta nella storia del giornalismo
L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla figlia Teresa, che in un necrologio la ricorda come “giornalista libera, rigorosa, femminista, convinta e madre libera”. Il mondo della cultura e del giornalismo italiano piange la perdita di una voce autorevole che ha saputo raccontare con onestà e coraggio le contraddizioni della società italiana, lasciando un’eredità importante per le generazioni future di giornaliste e giornalisti impegnati nella difesa dei diritti civili e dell’uguaglianza di genere.