La scomparsa di un capitano d’industria
Aldo Maria Brachetti Peretti si è spento il 26 dicembre all’età di 93 anni. Con lui scompare una figura che per oltre mezzo secolo ha attraversato la storia dell’industria energetica italiana, legando il proprio nome al gruppo Api e accompagnando il settore petrolifero in alcune delle sue fasi più complesse.
Una carriera dedicata al Gruppo Api
Entrato in Api nel 1957 dopo la laurea in Economia e Commercio, Brachetti Peretti ha sviluppato l’intero percorso professionale all’interno della storica compagnia petrolifera. Negli anni Sessanta è entrato nel consiglio di amministrazione, fino ad assumere nel 1977 la carica di presidente e amministratore delegato, ruolo ricoperto per circa trent’anni, cedendo la presidenza al figlio Ugo Brachetti Peretti nel 2007.
Nel 1977, Brachetti prese le redini del Gruppo alla morte di Ferdinando Peretti, il cui cognome adottò dopo il matrimonio con Mila, la figlia primogenita del fondatore. Nel 1978 ricevette la nomina a Cavaliere del Lavoro.
La crescita del Gruppo sotto la sua guida
Sotto la guida di Aldo Maria Brachetti Peretti, Api è cresciuto da una realtà territoriale a un protagonista nazionale del settore petrolifero italiano, con una rete di distribuzione che si è ampliata da circa 1.700 stazioni negli anni Settanta a oltre 4.500 punti vendita. Sotto la sua leadership Api attraversò tutte le fasi chiave della seconda metà del XX secolo, sviluppando la raffinazione e la produzione di energia elettrica.
Sotto la sua guida Api acquisì da Eni il marchio IP, consolidando la propria presenza sul mercato nazionale. Il gruppo ha consolidato una presenza capillare lungo il territorio italiano, gestendo due raffinerie con una capacità complessiva di raffinazione di circa 10 milioni di tonnellate di greggio all’anno.
La passione per il vino e il legame con le Marche
Nel corso della sua vita ha affiancato all’energia anche un impegno nel settore vitivinicolo, con un progetto imprenditoriale nelle Marche orientato alla produzione di vini di qualità. A Tolentino, a metà degli anni Settanta, ha fondato la prestigiosa cantina Il Pollenza, dimostrando la sua capacità imprenditoriale anche oltre il settore petrolifero.
Un’eredità per il Paese
L’Italia perde un grande capitano d’industria, protagonista dello sviluppo economico del dopoguerra, che ha attraversato con visione e competenza tutte le principali trasformazioni del settore energetico, contribuendo in modo determinante alla crescita industriale del Paese. La sua leadership ha rappresentato un esempio di continuità imprenditoriale e visione strategica in uno dei settori più complessi dell’economia italiana.