Un caso che tiene l’Italia con il fiato sospeso
Da oltre 400 giorni, la detenzione di Alberto Trentini in Venezuela è iniziata il 15 novembre 2024. L’operatore umanitario veneziano si trovava nel Paese da meno di un mese per conto della Ong ‘Humanity & Inclusion’, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità. Il 46enne, che era arrivato a Caracas il 17 ottobre, è stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava verso Guasdualito per portare aiuti alle comunità locali. Il cooperante veneziano arrestato il 15 novembre 2024 nello Stato di Apure, senza accuse formali, mentre lavorava per la ong Humanity and Inclusion, e poi rinchiuso nel carcere di massima sicurezza El Rodeo nella capitale.
L’angoscia della famiglia e i contatti limitati
Dopo 181 giorni di silenzio la notte del 16 maggio è arrivata la prima telefonata. Il cooperante dal carcere di Caracas ha parlato con la famiglia, rassicurando di essere in buone condizioni e di ricevere le cure mediche di cui ha bisogno. Al Lido di Venezia, casa della famiglia di Alberto Trentini, si attendono notizie dal Venezuela come in ogni giorno dei quasi 14 mesi che il cooperante italiano ha passato in carcere. “La nostra famiglia sta vivendo giornate di angoscia e di speranza” hanno affermato proprio mercoledì i genitori di Alberto: “Chiediamo a tutti di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi ed evitare qualunque strumentalizzazione perché ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione”.
Sviluppi recenti e speranze di liberazione
Il traballante regime venezuelano manda un segnale di apertura agli Stati Uniti e al resto del mondo nella speranza di incassare una legittimazione: la liberazione di “un numero importante” di prigionieri politici, inclusi cittadini stranieri. Ed è un annuncio che riguarda anche l’Italia, perché tra i nomi dei rilasciati c’è quello dell’imprenditore Luigi Gasperin e del giornalista e politico Biagio Pilieri: una svolta che riaccende le speranze per Alberto Trentini, da oltre 400 giorni nelle carceri di Caracas. In questi oltre 400 giorni di detenzione le autorità italiane a tutti i livelli, governo, diplomazia e intelligence, hanno lavorato sottotraccia per riportalo a casa, in condizioni di estrema difficoltà, avendo a che fare con un regime che Roma non riconosce come legittimo e che sfrutta la cosiddetta diplomazia degli ostaggi per ottenere contropartite.
Conclusioni: un’attesa che continua
Il caso di Alberto Trentini rappresenta una delle vicende più delicate della diplomazia italiana degli ultimi anni. Mentre altri detenuti italiani vengono liberati, la famiglia del cooperante mantiene il silenzio richiesto dalle autorità, consapevole che ogni parola potrebbe influenzare negativamente l’esito delle trattative. La liberazione di altri prigionieri stranieri offre un barlume di speranza, ma l’attesa continua per una comunità intera che da oltre 400 giorni chiede giustizia per un uomo la cui unica colpa è stata quella di voler aiutare il prossimo.