La Liberazione di Alberto Trentini
Il 12 gennaio 2026, dopo 423 giorni di prigionia, Alberto Trentini è stato liberato dalle autorità venezuelane. L’operatore umanitario veneziano di 46 anni si trovava nel Paese per conto della Ong ‘Humanity & Inclusion’, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità. La notizia ha portato sollievo alla famiglia e all’Italia intera, ponendo fine a una vicenda che ha tenuto il paese col fiato sospeso per oltre un anno.
L’Arresto e i Mesi di Silenzio
Alberto Trentini, arrivato a Caracas il 17 ottobre 2024, è stato fermato a un posto di blocco il 15 novembre mentre viaggiava verso Guasdualito per portare aiuti alle comunità locali. Ha trascorso più di 400 giorni in un carcere di massima sicurezza alle porte della capitale venezuelana. Per oltre due mesi le autorità non hanno fornito notizie né hanno permesso alcun contatto con lui, lasciando la famiglia nell’angoscia totale.
Dopo 181 giorni di silenzio, la notte del 16 maggio è arrivata la prima telefonata dal carcere di Caracas, quando il cooperante ha parlato con la famiglia, rassicurando di essere in buone condizioni. Il contatto è stato ottenuto dopo lunghe pressioni diplomatiche.
Le Trattative Diplomatiche
La liberazione è avvenuta dopo intricate trattative diplomatiche su cui la riservatezza è sempre stata molto elevata. Il rilascio è stato reso possibile grazie a un intenso lavoro diplomatico del governo condotto nella massima segretezza. La svolta è arrivata quando il ministro degli Esteri venezuelano Yvan Gil ha chiamato il collega italiano Tajani per comunicare che la presidente Delcy Rodriguez aveva deciso di liberare Trentini.
La madre di Alberto, Armanda Colusso, aveva espresso in passato frustrazione per i tempi lunghi delle trattative, ma negli ultimi giorni aveva chiesto silenzio per non compromettere la liberazione.
Il Significato per l’Italia
Il caso Trentini rappresenta un successo della diplomazia italiana in un contesto estremamente delicato. La premier Giorgia Meloni ha accolto “con gioia e soddisfazione” la liberazione, ringraziando le autorità di Caracas per la cooperazione costruttiva. Insieme a Trentini è stato liberato anche Mario Burlò, imprenditore torinese detenuto nello stesso periodo.
La famiglia ha dichiarato: “Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci”. La vicenda sottolinea i rischi che affrontano gli operatori umanitari in zone di crisi e l’importanza della protezione diplomatica per i cittadini all’estero.