martedì, 13 Gennaio 2026
Non categorizzato 10 Gennaio 2026 2 min di lettura

Carcere di Opera: L’Evasione che Riaccende i Riflettori sul Sovraffollamento

Introduzione: Un’Evasione da Film che Solleva Questioni Serie

Una drammatica evasione dal carcere di Opera, a Milano, ha riportato l’attenzione sulla sicurezza e le condizioni delle strutture penitenziarie italiane. Il protagonista è il 41enne Toma Taulant, già noto per tre precedenti fughe riuscite, che questa volta ha utilizzato il metodo classico: segare le sbarre e calarsi con lenzuola annodate dalla cella dove scontava una pena fino al 2048. L’episodio, avvenuto nella notte tra sabato 6 e domenica 7 dicembre 2025, solleva interrogativi urgenti sulla gestione delle case di reclusione e sul personale disponibile.

Il Carcere di Opera: Una Struttura di Importanza Nazionale

Il carcere di Opera, aperto nel 1987, ospita oggi circa 1.300 detenuti prevalentemente definitivi con pene residue superiori ai cinque anni. Per la complessità gestionale e la pluralità di attività trattamentali, la Casa di Reclusione di Milano Opera è considerata uno degli istituti più importanti e sorvegliati di tutto il continente europeo. Al suo interno sono presenti tutte le sezioni tipiche del sistema penitenziario con tutti i regimi e circuiti carcerari speciali esistenti in Italia, incluso il 41-bis.

L’Evasione e le Criticità del Sistema

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Taulant ha raggiunto il muro di cinta della struttura, alto sei metri, riuscendo a scavalcarlo per darsi alla fuga nel cuore della notte. Il segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria ha denunciato che nel carcere di Opera 1.338 detenuti sono stipati in 918 posti disponibili (sovraffollamento del 153%) e vengono gestiti da soli 533 agenti, quando ne necessiterebbero almeno 811. A livello nazionale, i detenuti sono 63.690, mentre i posti disponibili sono solo 46.199 e alla Polizia penitenziaria mancano 20mila agenti.

Conclusioni: Un Sistema al Collasso

L’evasione dal carcere di Opera rappresenta un sintomo di un problema sistemico più ampio. Il sovraffollamento cronico, la carenza di personale e le infrastrutture inadeguate mettono a rischio sia la sicurezza pubblica che i diritti fondamentali dei detenuti. Questa situazione insostenibile lede i diritti umani dei reclusi e sottopone gli operatori penitenziari a carichi di lavoro estremi. Per i cittadini milanesi e italiani, l’episodio è un chiaro monito sulla necessità urgente di riforme concrete e investimenti nel sistema penitenziario nazionale.

Luca Bianchi

Luca Bianchi

Luca Bianchi è giornalista presso Notizie Italia. Ha oltre 12 anni di esperienza nel giornalismo digitale ed è specializzato in politica, economia e società. I suoi articoli si basano su fonti verificate e dati ufficiali.

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