Una sentenza storica dopo 12 anni di battaglie
La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per il decesso di Riccardo Magherini, ex calciatore 40enne: l’uomo morì a Firenze nella notte del 3 marzo 2014 per un arresto cardiocircolatorio, dopo essere stato tenuto per 13 minuti immobilizzato a terra dai carabinieri. La sentenza, emessa il 15 gennaio 2026, rappresenta un momento cruciale per la giustizia italiana e riaccende il dibattito sull’uso della forza da parte delle forze dell’ordine.
Le motivazioni della condanna europea
La Cedu afferma che lo Stato italiano è responsabile del decesso perché non c’era “l’assoluta necessità” di mantenere Magherini immobilizzato a terra, e le “linee guida in vigore all’epoca non contenevano istruzioni chiare e adeguate sul posizionamento delle persone in posizione prona al fine di ridurre al minimo i rischi per la salute e la vita”. “Mancava la formazione degli agenti delle forze dell’ordine per garantire che possedessero il livello di competenza necessario nell’impiego di tecniche di immobilizzazione”, sottolineano i giudici di Strasburgo.
Il percorso giudiziario in Italia
La vicenda giudiziaria italiana aveva visto inizialmente la condanna di tre carabinieri per omicidio colposo. Tuttavia, il 15 novembre 2018 la Cassazione cancellò le condanne, disponendo l’annullamento senza rinvio della sentenza d’appello e assolvendo i tre militari perché “il fatto non costituisce reato”. Secondo gli ermellini la morte di Magherini non era “prevedibile, perché le forze dell’ordine non avevano le competenze specifiche in materia” di arresto di persone in simili condizioni psicofisiche. La famiglia di Magherini, che non si è mai arresa, scelse allora di presentare ricorso alla Cedu.
Il risarcimento e le reazioni
La Corte ha stabilito che lo Stato dovrà versare ai familiari 140mila euro per danni morali e 40mila per le spese legali. “Oggi è una giornata in cui giustizia è fatta per Riccardo e per tutti noi”, “quello che noi abbiamo sempre voluto è che Riccardo ne uscisse a testa alta – dice il fratello Andrea”. L’avvocato Fabio Anselmo ha definito la pronuncia “enormemente importante, dal punto di vista giuridico e politico”.
Un caso che segna un precedente
La sentenza della Cedu non entra nel merito delle responsabilità individuali dei carabinieri, ma pone l’accento sulle carenze sistemiche dello Stato italiano. La sentenza diverrà definitiva tra tre mesi se le parti non chiederanno e otterranno un riesame del caso davanti alla Grande Camera della Cedu. Questa decisione potrebbe avere implicazioni significative per il futuro, spingendo l’Italia a rivedere i protocolli delle forze dell’ordine e la formazione degli agenti nelle tecniche di immobilizzazione, garantendo maggiore tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.