Licenziamenti di massa in Polonia
Lo stabilimento Stellantis di Tychy in Polonia si prepara a licenziare 740 lavoratori, segnando un momento critico per quello che è stato a lungo considerato un gioiello produttivo del gruppo automobilistico. La procedura di licenziamento collettivo sarà completata entro il 30 aprile 2026, colpendo duramente l’occupazione in un impianto che fino a fine 2025 contava circa 2.378 dipendenti.
La crisi dello stabilimento polacco si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà che sta attraversando l’intero gruppo Stellantis in Europa, con la produzione di veicoli in Italia scesa ai minimi storici dal 1954.
Le cause della crisi produttiva
A partire da marzo 2026, lo stabilimento eliminerà il terzo turno di produzione a causa del calo della domanda. Tra i fattori che hanno portato a questa decisione figurano l’aumento dei costi dell’energia e l’incertezza dei clienti generata dall’annuncio della progressiva uscita di scena dei motori a combustione.
Il mercato delle piccole automobili si sta restringendo, rese poco attraenti dagli alti costi di produzione dovuti alle norme sulle emissioni più severe. Attualmente, lo stabilimento di Tychy produce Jeep Avenger, Fiat 600 e Alfa Romeo Junior, modelli strategici ma evidentemente non sufficienti a sostenere i livelli occupazionali attuali.
Un passato glorioso, un futuro incerto
Lo stabilimento di Tychy vanta una storia importante nell’orbita Fiat-Stellantis. Nel settembre 2022 aveva celebrato la produzione di 12,5 milioni di veicoli, rappresentando un punto di riferimento per la produzione europea del gruppo. Il picco produttivo fu raggiunto nel 2009 con quasi 606.000 automobili, di cui quasi la metà erano Fiat Panda.
Nel 2022 Stellantis aveva investito oltre 200 milioni di euro per adeguare l’impianto alla produzione di veicoli elettrici o ibridi, una scelta che ora appare meno strategica alla luce del rallentamento della transizione elettrica e delle mutate condizioni di mercato.
Prospettive e negoziazioni sindacali
Tra i 740 lavoratori da licenziare, 140 hanno contratti a tempo indeterminato, 300 hanno contratti a termine e altri 300 sono impiegati tramite agenzie. Le negoziazioni sui dettagli del programma di uscite volontarie sono iniziate il 14 gennaio, con i sindacati che chiedono condizioni favorevoli per i lavoratori coinvolti.
La vicenda di Tychy rappresenta un segnale preoccupante per l’intera industria automobilistica europea, alle prese con la difficile transizione energetica, l’aumento dei costi e la crescente concorrenza dei produttori asiatici.