La Tragedia di Emanuele Di Caterino
Il 7 aprile 2013 ad Aversa, in provincia di Caserta, Emanuele Di Caterino, un ragazzo di 14 anni, venne ucciso con una coltellata alla schiena durante una lite tra giovanissimi. I fatti si svolsero nelle prime ore della sera in piazza Bellini, una zona centrale frequentata dai ragazzi. Secondo le ricostruzioni, la lite coinvolse gruppi di giovani e Di Caterino, pur non essendo l’iniziatore, finì accoltellato. Il fendente inferto alla schiena risultò fatale.
L’Assoluzione dopo Tredici Anni
La quarta sezione della Corte di Appello di Napoli ha assolto con formula piena – perché il fatto non costituisce reato – l’unico imputato, il 29enne Agostino Veneziano, minorenne all’epoca dei fatti. Il procuratore generale Valter Brunetti aveva chiesto l’assoluzione ritenendo sussistente la legittima difesa. In passato, il giovane imputato era stato condannato a otto anni di reclusione, ma la Suprema Corte aveva annullato tale verdetto disponendo un nuovo processo.
La Rabbia della Famiglia
La madre di Emanuele ha duramente contestato i giudici urlando il proprio sdegno: “Avete assolto un assassino, questa non è legge, vergognatevi”. La difesa della famiglia Di Caterino sostiene che la dinamica dell’autopsia smentisca l’ipotesi della legittima difesa: Emanuele è stato colpito alle spalle, un dettaglio che escluderebbe la necessità di difendersi. L’avvocato Maurizio Zuccaro ha dichiarato che valuterà il ricorso dopo la lettura delle motivazioni.
Un Caso che Solleva Interrogativi sulla Giustizia
La vicenda solleva questioni dure sul funzionamento della giustizia, sui limiti delle tesi difensive in casi di violenza tra giovanissimi e sulle aspettative di famiglie e società quando si tratta della morte di un ragazzo così giovane. Nel marzo 2025, a dodici anni dall’omicidio, la comunità ha realizzato un murales commemorativo in sua memoria, un simbolo di riflessione contro la violenza giovanile. La memoria di Emanuele resta viva nella comunità, con appelli continui affinché la sua tragica fine serva da monito contro armi, risse e violenza tra coetanei.