Un anniversario che segna la coscienza collettiva
Sono passati trent’anni dall’11 gennaio 1996, quando Giuseppe Di Matteo, assassinato dalla mafia a soli 14 anni, divenne il simbolo tragico della barbarie di Cosa Nostra. Il piccolo fu strangolato e sciolto nell’acido dopo essere stato tenuto prigioniero 779 giorni, in quello che rappresenta uno dei capitoli più oscuri della storia criminale italiana.
In questi giorni, tra San Cipirello e San Giuseppe Jato, nel Palermitano, si svolgono iniziative promosse da Libera e dal Presidio Libera Valle dello Jato per rinnovare una responsabilità collettiva che guarda al presente e al futuro. La commemorazione non è solo un atto rituale, ma un impegno civile contro l’indifferenza.
La storia di Giuseppe: vittima innocente della vendetta mafiosa
Giuseppe Di Matteo fu rapito il 23 novembre 1993, a soli 12 anni, su ordine dei vertici di Cosa nostra corleonese, come atto di vendetta e di ricatto nei confronti del padre, Santino Di Matteo, ex mafioso che aveva scelto di collaborare con la giustizia ed era diventato un testimone chiave nelle indagini sulle stragi del 1992, compresa Capaci.
Il ragazzo era stato rapito da un gruppo di criminali, su ordine, tra gli altri, di Giovanni Brusca, allora latitante e boss di San Giuseppe Jato, e Matteo Messina Denaro. L’obiettivo era quello di convincere il padre del bambino a tacere sugli affari e le azioni della criminalità organizzata e, in particolare, sulla strage di Capaci.
Le commemorazioni e il messaggio per il futuro
Gli organizzatori spiegano che ricordare Giuseppe Di Matteo significa riaffermare con forza che la memoria non è solo un esercizio commemorativo, ma un atto di giustizia e di impegno quotidiano contro ogni forma di violenza mafiosa, in particolare quando colpisce i più fragili.
Alla commemorazione è presente, tra gli altri, la presidente della commissione nazionale Antimafia, Chiara Colosimo, insieme a rappresentanti istituzionali tra cui il prefetto, il questore e i sindaci del territorio. Nicola Di Matteo, fratello del piccolo Giuseppe, ha dichiarato durante la manifestazione che Giuseppe è stato il bambino che ha sconfitto la mafia e quindi bisogna ricordarlo tutti i giorni come tutte le altre vittime.
Un’eredità di legalità e coraggio civile
Giuseppe Di Matteo non è un nome da commemorazione occasionale: è il volto di tutte le vittime innocenti della mafia, e la sua memoria è un argine contro l’indifferenza, contro il cinismo, contro l’idea che la criminalità organizzata sia un problema distante o risolto.
La vicenda di Giuseppe continua a parlare alle nuove generazioni attraverso iniziative nelle scuole, mostre e luoghi della memoria. Il casolare dove fu tenuto prigioniero, confiscato alle mafie, è oggi un centro di valorizzazione del territorio chiamato Giardino della Memoria, e a Giuseppe Di Matteo sono dedicati presidi antimafia e centri ippici, in ricordo della sua grande passione per l’equitazione.
Trent’anni dopo, il nome di Giuseppe Di Matteo resta una ferita aperta ma anche un monito: la lotta contro la mafia richiede impegno quotidiano, coraggio civile e la certezza che nessuna vittima innocente deve essere dimenticata.