Una modifica storica per l’Inno Nazionale
L’Italia si appresta a vivere un cambiamento simbolico ma significativo nella modalità di esecuzione del proprio inno nazionale. Un decreto del presidente della Repubblica del 14 marzo 2025, adottato su proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio 2025, ha stabilito che durante eventi e cerimonie militari di rilevanza istituzionale il ‘sì’ finale non si potrà gridare quando l’Inno nazionale sarà eseguito. La disposizione, resa operativa dallo Stato Maggiore della Difesa il 2 dicembre 2025, segna un ritorno alle origini del testo scritto da Goffredo Mameli nel 1847.
Le ragioni della scelta
Il testo della legge motiva l’eliminazione del ‘sì’ con il riconoscimento del testo de ‘Il Canto degli Italiani’ di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro quale inno nazionale della Repubblica. Si tratta di una decisione definita ‘purista’, volta a rispettare la versione autentica dell’inno. Nel testo originale di Goffredo Mameli quella parola non c’è, anche se storicamente nell’edizione critica curata da Maurizio Benedetti e pubblicata dalle Edizioni del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino nel 2019 si legge che il ‘sì’ fu aggiunto da Novaro, il compositore che musicò le parole di Mameli.
L’applicazione nelle cerimonie ufficiali
La nuova disposizione ha suscitato attenzione nelle ultime ore quando è emerso il documento dello Stato Maggiore della Difesa. Nel documento il divieto è chiaro: ‘ogni qual volta venga eseguito Il Canto degli italiani nella versione cantata non dovrà essere pronunciato il sì finale’. La norma vale specificamente per le cerimonie militari e gli eventi istituzionali di particolare rilievo, dove si richiede la ‘scrupolosa osservanza’ della disposizione. Paradossalmente, proprio durante gli auguri natalizi a Palazzo Chigi, a gridare il consueto ‘sì’ in chiusura sono stati i dipendenti e la stessa presidente del Consiglio, ma non i componenti dell’Associazione Nazionale Alpini.
Significato e prospettive future
Questa modifica rappresenta più di una semplice questione filologica. Il celebre ‘sì!’ che da decenni accompagna la fine dell’inno, particolarmente caro agli sportivi italiani e scandito con passione durante le competizioni internazionali, ha assunto nel tempo un valore simbolico di risposta energica alla chiamata della Patria. Il Canto degli Italiani nacque nel 1847 a Genova, troppo repubblicano per i Savoia che preferirono la Marcia Reale come inno del Regno. Solo nel 1946, alla nascita della Repubblica, venne adottato come inno nazionale, ma con carattere provvisorio. Settantun anni dopo, nel 2017, una legge gli conferì finalmente lo status ufficiale. Ora, questo intervento normativo chiude un cerchio, riportando l’esecuzione alla sua forma originaria e ponendo fine a una consuetudine che, pur amata dal pubblico, non trovava riscontro nel testo autentico di Mameli.