Una sentenza storica dopo tre decenni
Anna Lucia Cecere, ex insegnante, è stata condannata a 24 anni per l’omicidio di Nada Cella, la giovane segretaria massacrata il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco, presso cui la vittima lavorava a Chiavari. Lo hanno deciso i giudici della corte d’assise di Genova, presieduta da Massimo Cusatti, chiamati a decidere sulla sorte di Cecere. Oltre ai 24 anni di carcere per Cecere, i giudici della corte d’assise hanno condannato anche Marco Soracco a due anni per favoreggiamento.
Il caso rimasto irrisolto per decenni
Il delitto di Nada Cella è rimasto uno dei cold case più noti della cronaca italiana. Il caso, rimasto a lungo irrisolto, era inizialmente stato archiviato nel 1998 ma fu poi riaperto nel 2021 dopo la rilettura dei vecchi atti da parte della criminologa Antonella Delfino Pesce e dell’avvocata della famiglia della vittima, Sabrina Franzone, che hanno riportato l’attenzione sulla primissima sospettata. Nel frattempo la scena del crimine è stata irrimediabilmente compromessa. La madre di Soracco, Marisa Bacchioni, ha ripulito il pavimento da tutte le tracce di sangue.
Il movente secondo l’accusa
Quello di Nada Cella, secondo la tesi della procura, sarebbe stato un delitto d’impeto: Cecere avrebbe ucciso la segretaria perché voleva prendere il suo posto al lavoro e nel cuore di Soracco. Se per lei la pm Gabriella Dotto aveva chiesto l’ergastolo per omicidio volontario, aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà, per il professionista la richiesta era di quattro anni con l’accusa di favoreggiamento, perché avrebbe saputo da subito chi era l’assassina, ma non lo disse mai.
L’emozione della famiglia e le reazioni
La sentenza di condanna è stata accolta da grida di emozione e pianti dalla mamma di Nada. «Giustizia è fatta», ha commentato subito dopo la lettura del dispositivo Silvia Cella, cugina di Nada, presente in aula. La difesa di Cecere ha annunciato che ricorrerà in appello, mentre la vicenda rappresenta un importante momento di verità per una famiglia che ha atteso giustizia per tre decenni.
Significato per la giustizia italiana
Questa sentenza rappresenta un caso emblematico nella storia giudiziaria italiana, dimostrando che anche i cold case più difficili possono trovare una soluzione grazie alla perseveranza degli investigatori e al lavoro di rilettura degli atti processuali. Il verdetto offre una risposta alla famiglia di Nada Cella e testimonia l’importanza di non arrendersi nella ricerca della verità, anche quando passano decenni dal crimine.