Introduzione
Sandro Pertini è una figura centrale della storia repubblicana italiana: simbolo di resistenza antifascista e punto di riferimento morale durante anni segnati da terrorismo, crisi economica e scandali politici. Comprendere la sua vicenda è utile per leggere la storia recente d’Italia e per riflettere sul ruolo della presidenza come fattore di coesione nazionale.
Vita e carriera
Origini e primo impegno
Alessandro “Sandro” Pertini nacque il 25 settembre 1896 a Stella San Giovanni, nella provincia di Savona. Durante la Prima guerra mondiale servì come tenente mitragliere, esperienza che segnò il suo impegno civico e politico nei decenni successivi.
Antifascismo e anni di lotta
Figura antifascista, Pertini visse periodi di carcere ed esilio a causa delle sue convinzioni democratiche. Dopo la guerra fu tra i protagonisti della vita politica italiana, ricoprendo ruoli parlamentari per quasi tutto il periodo successivo al conflitto. La sua storia personale — caratterizzata dalla resistenza alle derive autoritarie — consolidò la sua autorevolezza tra gli elettori e i colleghi politici.
La Presidenza (1978-1985)
Nel 1978 Pertini raggiunse l’apice della carriera quando fu eletto Presidente della Repubblica: aveva 81 anni ed era stato scelto come figura di compromesso alla quindicesima votazione parlamentare. Il suo settennato (1978-1985) si svolse in un contesto segnato da terrorismo urbano, inflazione e inchieste su corruzione politica. Autorità morale e comunicativa, il “Sandro” amato dagli italiani — noto anche per la sua immagine da socialista pipa in bocca — dedicò particolare attenzione ai giovani: ricordò di aver parlato con circa 48.000 giovani durante il mandato, attività che rafforzò la percezione di una presidenza vicina ai cittadini.
Conclusione
Pertini morì all’età di 93 anni; il governo decretò due giorni di lutto nazionale e il presidente successore, Francesco Cossiga, rivolse parole di cordoglio alla vedova Clara «a nome di tutti gli italiani». L’eredità di Sandro Pertini resta significativa: incarnò la resistenza democratica e contribuì a ristabilire fiducia e dignità nazionale in anni difficili. Per i lettori odierni, la sua figura rimane un punto di riferimento per il valore della coesione civica e per l’importanza di leader capaci di parlare con le nuove generazioni. È probabile che il suo esempio continui a essere studiato e commemorato nella memoria pubblica italiana.